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niente paura ci sono io...
di Camilleri “Non c’era più l’asfalto, se l’erano portati via i cingoli dei carri armati e il suolo era letteralmente coperto da frammenti metallici. Pensai che avrei forato almeno un centinaio di volte prima di arrivare. Non forai mai, la bicicletta non subì nessun guasto meccanico. Un miracolo che si ripetè quattro giorni dopo quando rifeci la stessa strada per andare a dire a mia madre che papà era vivo. Ma che splendida bicicletta! Era robustissima e leggera, elegante, funzionale...

ALLIEVI a MORENGO (BG) part. H. 9.00 in circuito da ripetere 5 volte per 80 km.


Grazie al più umano orario di ritrovo, le 8.00, ed un cambio di itinerario riusciamo a programmare per domenica un giro tranquillo: io, Mario, Paolo, Gianfry, Loca (nella foto) e Sergio ci troviamo per la prima volta quest'anno in piazza a Rogeno. L'uscita prevede l'ascesa della Valsassina via Ballabio e il ritorno da Varenna. Dopo i primi chilometri, necessari ad oliare i muscoli ancora intorpiditi, decidiamo di vietare i sorpassi al di sotto dei 35 km/h e di soffermarsi in doppia fila. Ci alterniamo alla testa del serpentone che assume, lungo la Ballabio, la sembianza di un chewing gum. Allo scollinamento la coda raggiunge la testa e una volta ricompattati, invogliati dall'ultima domenica libera prima dell'entrata in vigore delle nuove normative stradali, sorseggiato l'amaro (tè senza zucchero), ci buttiamo a rottadicollo lungo Balisio e la Tartavalle fino a Bellano. Tappa obbligatoria a Varenna dove, finalmente insieme, sorseggiamo un caffè prima di fucilarci verso la passerella del lungo lago di Lecco. A Valmadrera ci dividiamo, senza necessità di litigare: il Loca e Gianfry decidono per un rientro più soft e per la partenza in ferie mentre io, Mario, Paolo e Sergio proseguiamo per la Onno.
Neanche il clima torrido di sabato pomeriggio ha saputo fermare Ivan mani di forbice. Armato di tanta buona volontà e CINQUE ORE di tempo è riuscito nella stoica impresa di dare una "sfoltita all'erba infestante" che ormai aveva preso il sopraerba del centro di avviamento sportivo di Brenna (operazione che ha svolto da sempre Domenico fino a poco tempo fa). Ad ogni modo gli ho suggerito di spargere una buona dose di disserbante ma a nulla è valso il mio tentativo di corromperlo. Se qualcuno dovesse notare l'operato sappia a chi rivolgersi.
Un pò per suo zelo, un pò per curiosità, ma soprattutto perchè gli andava Ivan mi ha convinto ad accompagnarlo a vedere la salita finale della 4 prova, con arrivo a Rovenna, dell'indiscusso 62° Tour della Provincia di Mossini Daniele, già in clima giro con la vittoria di domenica scorsa. Oltre a me ad accompagnarlo ci ha pensato la buona sorte. Arrivati a Como siamo appiedati da una prima foratura (Ivan) che a "tempo record" riesce a riparare. Riprendiamo la sgambata e dopo alcune rampe del Bisbino incrociamo tre ragazzi a cui chiediamo indicazioni circa l'arrivo della corsa. I tre sembrano più interessati alla nostra camera d'aria che a fornirci indicazioni (uno di loro ha forato). Sebbene nemici decidiamo di dargli la camera e proseguire l'ascesa che, dopo quattrocentometri, viene bruscamente interrotta dalla fuoriuscita del palmer della bici di Ivan. Riparato il tutto, decidiamo, non prima di mandare a benedire Ivan, di cambiare itinerario e di raggiungere il Santuario del Ghisallo, sede della 5 e ultima tappa del giro. Arrivati in prossimità del Castello di Pomerio Ivan finisce trappola di una trincea di guerra (più facile da vedere che evitare). Sconsolato il Valse depone le armi e: scarpe alla mano, bici nell'altra, sorriso stampato, decide di lasciare le vesti del ciclismo e raggiungere a piedi S. Tommaso di Cesana (casa) in perfetto stile antisfiga.
La scorsa domenica, trascorsa in sella lungo la Valvarrone, rimane per ora una delle più belle scampagnate effettuate da quando vado in bicicletta anche se, tanta gratitudine forse non merita avendomi costretto a scollinare per ultimo, crollato a poce centinaia di metri dal traguardo. Onore ai vincitori: Red, il nonno, Paolo, Airon ed io. 
In previsione del giro domenicale della Valvarrone, giusto per sgranchire le gambe, decido con Paolo, di fare un giretto. Passo in officina da Binda che come al solito non perde occasione per due chiacchere pur "schiacciato" sotto una station da cui si intravedono spuntare solo le gambe. Dopo alcuni minuti ho la certezza che sia ancora vivo, piano piano si sfila e scorgo una lacrima che incide il suo viso da vucumprà, sporco d'olio. Gli chiedo cosa sia successo e lui con voce tremolante mi risponde: "aspetta che ti metto un pò d'olio sulla catena della De Rosa".